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  Monte Roccerè\Valorizzazione
Riccardo Baldi

Il sito archeologico del Monte Roccerè

Il 10 agosto 1991, a seguito di un sopralluogo approfondito sul versante sud del monte Roccerè, R. Baldi e A. Ponzo scoprivano il più importante sito di arte rupestre presente nel Piemonte occidentale.
Il complesso di Roccias Fenestre, situato a 250/300 metri a sud del Monte Roccerè, presenta sopra alcuni lastroni di notevoli dimensioni ben 3249 incisioni a forma di coppa aventi un diametro compreso fra 3 e 10 cm. Si ritiene che queste incisioni non possano essere interpretate come naturali essenzialmente per due motivi: le caratteristiche della roccia, una tipologia quarzitica di gneiss occhiadino molto dura, e la loro distribuzione molto irregolare su tutta l'area.
Ottenute con ogni probabilità per abrasione tramite movimento circolare, esistono tre tipi di coppelle: a pianta circolare, ellittica e svasata, con sezioni circolari, coniche o a tronco di piramide.
Queste incisioni, databili intorno al 1500-2000 a.C., vennero eseguite per fini probabilmente collegati alle divinità che le antiche tribù alpine adoravano e temevano, trasformando in luoghi sacri località solitamente ben esposte al sole e quasi sempre sopraelevate. i può dunque presumere che durante un lungo periodo preistorico in questi luoghi si celebrassero rituali religiosi e magici per i quali, secondo l'interpretazione della distribuzione e dell'irregolarità, si avvicendarono alla realizzazione delle coppelle individui diversi in differenti momenti cronologici.
Al momento il censimento delle istoriazioni non è ancora terminato, ma si può presumere che le incisioni superino le 5000 unità.

Il popolo dei Liguri

I Liguri abitarono la zona delle Alpi Occidentali a partire dal Neolitico per tutta l'Età del Bronzo.
Essi occuparono inizialmente l'area costiera che va dalla Catalogna fino al confine tra la Liguria e la Toscana, realizzando poi una colonizzazione sistematica della Francia e della zona occidentale dell'Italia, fino a raggiungere le valli del Rodano e del Po.
Verso il 7.000-6.000 a.C. si affermò la cultura neolitica, caratterizzata prevalentemente dall'allevamento, dalla pratica agricola e dalla fabbricazione di oggetti in ceramica; furono proprio le popolazioni neolitiche le protagoniste della prima penetrazione sistematica delle aree alpine, che perdurò sino all'Età del Bronzo.
Nelle zone montane vissero gruppi di Liguri che, per l'abitudine di portare una lunga chioma, erano chiamati "capillati". Avvezzi al combattimento e molto temuti dai Romani, si arresero per ultimi conducendo un'aspra lotta che terminò nel 14 a.C. con Ottaviano Augusto; furono in seguito inscritti alla tribù dei Pollia.

Le coppelle del Roccerè: come valorizzarle?

Riccardo Baldi 
Riccardo Baldi al Municipio di Roccabruna - per informazioni: riccardo.baldi@libero.it

21 gennaio 2010 - Comune di Roccabruna

Giovedì 21 gennaio 2010  al Municipio di Roccabruna si è svolto un incontro dell’amministrazione con lo studioso Riccardo Baldi per conoscere meglio il significato e la valenza scientifica delle coppelle preistoriche del Monte Roccerè.
“Pur essendo note da sempre a livello popolare – esordisce l’esperto – la scoperta scientifica delle coppelle e in particolare dell’antropomorfo di Roccia Finestra, risale al 1991, in seguito alle segnalazioni dell’ing. Luigi Massimo che nel 1975 pubblicò un articolo sulla rivista Cuneo Provincia Granda. La notizia del ritrovamento venne resa nota nel luglio del 1993, tramite la pubblicazione scientifica "Survey" del Centro Studi e Museo d'Arte Preistorica di Pinerolo”.
“Si tratta di circa 5.000 coppelle risalenti presumibilmente alla fine dell’età del rame, intorno al 1.500 a.C.; nel 1991 ritrovai l’antropomorfo, ossia una serie di coppelle che nell’insieme ricordano in modo spiccato una forma umana; nel 1996 con il prof. Ettore d’Aquino individuammo un probabile dolmen, alla base del quale dei resti di bracieri furono datati col metodo del carbonio 14 ad un’età corrispondente al 2.000 a.C”.
“Popoli che lasciavano segni con coppelle, ottenute probabilmente dallo sfregamento di dure rocce di quarzo imprimendo movimenti rotatori, sono segnalati in Giordania dal 3.500 a.C.; segue poi una migrazione verso le Alpi, la Francia, la Spagna e la Gran Bretagna; in Italia sono segnalate in Sicilia, Puglia, lungo la dorsale degli Appennini, in Liguria e in Piemonte. Nelle nostre valli, si hanno esempi di coppelle in valle Varaita e Po; zona ricca di ritrovamenti è il Pinerolese, fino a giungere alla Val Camonica dove sono da traino alla promozione turistica dell’area”.
“Il Roccerè è il nostro Monte Bego, dove antiche genti si ritrovavano in un luogo ritenuto sicuramente magico, suffragato dalla presenza di una sorgente in prossimità del Colle della Ciabra, ad adorare montagne, stelle e divinità per mezzo di simboli oggi difficili da interpretare”.
L’amministrazione di Roccabruna si propone di coinvolgere i comuni di Valmala e Melle per avviare un progetto di valorizzazione del sito archeologico; in primavera si provvederà alla sistemazione e alla segnalazione dei sentieri che salgono sulla vetta del Roccerè, con itinerario ad anello da Sant’Anna di Roccabruna, il Boscuola, la grotta di Balmascura e rientro dal Colle della Ciabra.

Segnavia Brossasco

24 marzo 2010 - Centro incontri Segnavia di Brossasco

Giovedì 4 marzo al centro incontri Segnavia di Brossasco si è svolto un secondo incontro conoscitivo sulla possibilità di tutela e valorizzazione dell’area archeologica del Monte Roccerè.
Hanno partecipato all’incontro sindaci e rappresentanti dei comuni di Roccabruna, Melle, Valmala, Frassino e Rossana; dopo una relazione sulle coppelle a cura dello studioso Riccardo Baldi, il dibattito fra gli amministratori si è reso disponibile a predisporre una collaborazione intervalliva su un eventuale futuro progetto.
“La strada per giungere al riconoscimento di un’area parco non è né semplice né breve – spiega il sindaco di Melle Maurilio Paseri, Responsabile del Servizio Tecnico del Parco del Po cuneese - . L’ultimo caso è stato quello del Parco Fluviale di Cuneo; relativamente più rapida è la via dell’istituzione di un’area protetta, che si potrebbe richiedere tramite delibera dei comuni coinvolti. Bisogna individuare innanzitutto il perimetro dell’area, limitandolo alla dorsale del Monte Roccerè; pensare al tipo di protezione del sito e ad eventuali limitazioni di accesso, tenendo conto delle questioni di sicurezza, essendo la maggior parte delle coppelle esposte su uno strapiombo; contattare dei centri di ricerca, come quello di Pinerolo, per la realizzazione di una relazione scientifica”.
“Dobbiamo valutare l’importanza delle incisioni rupestri attraverso un apposito studio – è il commento del sindaco di Valmala Giuseppe Moi - , con una attenta analisi dei vincoli e le potenziali ripercussioni sul sistema turistico delle Valli Maira e Varaita. Le richieste di istituzione di un’area protetta devono basarsi su una serie di relazioni tecniche che dovremo coordinare insieme fra i comuni coinvolti”.
“Ritengo importante partire da un’area come il Roccerè – interviene Dino Matteodo, sindaco di Frassino e vicepresidente della Comunità Montana Valli del Monviso –, cercando in seguito di unire i diversi siti di incisioni rupestri delle valli Po, Varaita, Maira e Grana: si potrebbe creare un circuito archeologico che rientri in una collaborazione promozionale intervalliva”.
Conclude il dibattito Rino Raina, consigliere della Comunità Montana Maira e Grana: “Visto l’interesse suscitato, proporremo un incontro fra gli amministratori dei comuni e le rispettive comunità montane ad aprile”.

 


Chi volesse saperne di più sui misteri del Roccerè, può consultare il sito
www.roccere.it oppure il sito www.devisar.it

Testi e foto - Enrico Collo

 

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